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Quanto vale davvero la Groenlandia? Ecco un’analisi economica e strategica della proposta geopolitica

Donald Trump rilancia l’idea dell’acquisto della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, riaccendendo un dibattito geopolitico di lunga data.

Le stime più attendibili sul valore economico dell’isola variano da decine di miliardi a diversi trilioni di dollari, ma a pesare realmente sono gli interessi strategici legati all’Artico, alle rotte commerciali emergenti e alla competizione con Russia e Cina.

L’interesse americano per la Groenlandia: un ritorno ciclico

Il rinnovato interesse del presidente Donald Trump per la Groenlandia non rappresenta un’anomalia storica, ma un capitolo ulteriore in una sequenza di tentativi, formali e informali, con cui gli Stati Uniti hanno valutato nel tempo l’acquisizione del più grande territorio autonomo danese. Già nel 1946, Washington propose a Copenaghen un’offerta ufficiale da 100 milioni di dollari (equivalenti a circa 1,7 miliardi attuali), rifiutata dal governo danese.

Nel 2026, con il contesto internazionale segnato da un aumento delle tensioni nell’Artico e da un intervento militare statunitense in Venezuela, l’ipotesi di una mossa espansionistica verso nord torna d’attualità. Trump non ha ancora presentato un’offerta formale, ma secondo la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, la questione è oggetto di discussione attiva tra il presidente e il suo team di sicurezza nazionale. Il segretario di Stato Marco Rubio ha già annunciato un confronto con i rappresentanti danesi per affrontare direttamente il tema.

La posizione della Danimarca e dei partner NATO

La risposta ufficiale da parte di Copenhagen rimane netta: la Groenlandia non è in vendita. Anche gli altri membri della NATO, compresa l’Unione Europea, hanno espresso solidarietà con la Danimarca, sottolineando la centralità della sovranità groenlandese e l’autonomia politica dell’isola, che dal 2009 gode di uno statuto ampio, seppur all’interno del Regno di Danimarca.

Le autorità locali groenlandesi hanno più volte ribadito che ogni decisione sul futuro dell’isola spetta alla popolazione residente, circa 57.000 persone, che mantiene una forte identità culturale e politica.

Le stime sul valore economico della Groenlandia

Determinare un prezzo realistico per la Groenlandia implica valutazioni complesse, legate sia ai beni naturali presenti nel sottosuolo sia al valore strategico del territorio. Le cifre emerse da diversi studi variano in modo significativo.

Il valore delle risorse naturali

Secondo un’analisi dell’American Action Forum (AAF), pubblicata nel gennaio 2025, il valore stimato delle risorse minerarie e energetiche note presenti sull’isola supera i 4.400 miliardi di dollari. La stima si basa su dati provenienti da survey geologiche di Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia.

Tuttavia, il valore scende a circa 2.700 miliardi di dollari se si escludono petrolio e gas naturale, settori per i quali la Groenlandia ha interrotto il rilascio di licenze esplorative nel 2021, citando motivazioni ambientali.

La questione del “conversion rate” delle risorse

Uno degli elementi più critici nella valutazione delle risorse è il cosiddetto tasso di conversione da risorsa a riserva estraibile. Le difficili condizioni climatiche, la carenza infrastrutturale e la bassa densità demografica incidono fortemente sulla fattibilità tecnica e commerciale dell’estrazione.

Il caso delle terre rare è emblematico: sebbene siano stati individuati oltre 36 milioni di tonnellate di terre rare, le riserve effettive certificate si attestano a soli 1,5 milioni di tonnellate, pari a un tasso di conversione del 4,2%. Applicando questa logica a tutte le risorse, il valore della Groenlandia potrebbe ridursi a circa 186 miliardi di dollari, considerato come stima conservativa minima.

Il valore immobiliare dell’isola

Un altro metodo di valutazione utilizza il paragone con l’Islanda, geograficamente simile per collocazione strategica. Il costo medio stimato per chilometro quadrato di territorio islandese è di circa 1,28 milioni di dollari. Applicando lo stesso coefficiente ai circa 2,17 milioni di chilometri quadrati della Groenlandia, si ottiene una stima prossima ai 2.800 miliardi di dollari.

Le altre stime di mercato

Altri studi presentano valutazioni divergenti:

  • Il Financial Times, nel 2019, stimava il valore della Groenlandia in 1.100 miliardi di dollari, con un approccio estremamente prudente.
  • L’economista David Barker, ex Federal Reserve di New York, ha invece collocato il valore tra 12,5 e 77 miliardi di dollari, utilizzando come parametro l’acquisto storico dell’Alaska e delle Isole Vergini americane, adattando i prezzi in base alla crescita del PIL.
  • L’analista politico Iwan Morgan ha indicato una soglia ben più elevata, sottolineando le enormi implicazioni politiche e giuridiche di una simile operazione.

Le motivazioni strategiche dietro l’interesse statunitense

Oltre all’aspetto economico, il vero motore della proposta di Trump è di natura strategico-militare. Il presidente ha recentemente dichiarato che l’isola è “coperta da navi russe e cinesi” e che la sua acquisizione rappresenterebbe una priorità per la sicurezza nazionale.

Attualmente, gli Stati Uniti gestiscono già una base militare in Groenlandia: la Thule Air Base, situata nel nord dell’isola, ospita radar fondamentali per il sistema di difesa missilistico statunitense. Tuttavia, un controllo pieno del territorio garantirebbe una presenza molto più pervasiva nell’Artico, regione divenuta cruciale per la competizione tra superpotenze.

Rotte artiche e cambiamento climatico

Il progressivo scioglimento dei ghiacci sta aprendo nuove rotte commerciali nell’estremo nord, in particolare la Rotta del Mare del Nord e il Passaggio a Nord-Ovest, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza tra Asia, Europa e America. Il controllo di infrastrutture portuali e aree di supporto in Groenlandia permetterebbe agli Stati Uniti di presidiare questi corridoi, che diventeranno sempre più trafficati nei prossimi decenni.

Un contrappeso a Russia e Cina

La competizione geopolitica in Artico è ormai palese. La Russia ha significativamente ampliato la propria flotta rompighiaccio e ha rafforzato basi militari nelle regioni settentrionali. La Cina, pur non essendo una potenza artica, ha dichiarato lo status di “quasi-stato artico” e ha intensificato investimenti scientifici e infrastrutturali in Groenlandia, anche attraverso joint venture con aziende locali.

Per gli Stati Uniti, acquisire la Groenlandia significherebbe anche limitare questa influenza multipolare su un’area destinata ad assumere un’importanza crescente.

Acquisto impossibile o provocazione politica?

Le difficoltà politiche e giuridiche che ostacolerebbero un’eventuale cessione della Groenlandia sono immense. L’ordinamento danese garantisce un alto grado di autonomia al governo di Nuuk, e qualunque ipotesi di cessione implicherebbe non solo un accordo tra governi, ma anche un probabile referendum tra la popolazione dell’isola.

Dal punto di vista del diritto internazionale, inoltre, non esiste un meccanismo automatico per il trasferimento di sovranità di un territorio a uno Stato terzo, se non attraverso processi consensuali e multilaterali estremamente complessi.

Una questione aperta nel lungo periodo

Il caso Groenlandia dimostra come le dinamiche globali, tra sicurezza, risorse e geopolitica, possano riattivare anche dossier apparentemente chiusi. Sebbene oggi una cessione formale appaia estremamente improbabile, il solo fatto che se ne discuta nei vertici della Casa Bianca e nei circoli diplomatici europei sottolinea la crescente rilevanza strategica dell’Artico.

Le implicazioni economiche rimangono teoriche, ma è nel controllo degli spazi e delle traiettorie future del potere globale che si gioca la vera partita per la Groenlandia.

Published by
Carolina Valdinosi