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FIFA Forward Enterprise: come il piano di Infantino sul Mondiale è naufragato in tre giorni
FIFA Forward Enterprise: come il piano di Infantino sul Mondiale è naufragato in tre giorni
Il piano FIFA Forward Enterprise è stato ritirato in tre giorni: l'opposizione di UEFA, Concacaf e AFC e le dimissioni di Cordeiro.
Tra l'annuncio e il ritiro sono passate settantadue ore. Martedì 28 luglio 2026 la FIFA ha presentato un progetto per aprire ai capitali privati la gestione commerciale dei propri tornei, Mondiale incluso, con una valutazione iniziale di venti miliardi di dollari. Nelle prime ore di sabato 1° agosto il presidente Gianni Infantino ha comunicato che quel progetto non andrà avanti.
Nel frattempo si erano schierate contro tre confederazioni continentali su sei, cinquantacinque federazioni europee avevano minacciato di disertare qualsiasi competizione FIFA, un consigliere del presidente si era dimesso e il direttore operativo dell'organizzazione aveva dichiarato pubblicamente che il piano era opera di una persona sola.
Che cosa prevedeva il progetto
Il veicolo si chiamava FIFA Forward Enterprise, sigla FFE, e la sua struttura era stata anticipata dal Times of London e dal Financial Times prima che la FIFA la confermasse ufficialmente. L'idea consisteva nel far confluire in una società commerciale separata l'intero pacchetto dei diritti economici legati ai tornei della federazione internazionale come diritti televisivi, sponsorizzazioni, biglietteria, licenze, insieme alla gestione operativa delle manifestazioni, dal Mondiale per nazioni al Mondiale per club.
A quella società, secondo la ricostruzione dell'Associated Press ripresa da Yahoo Sports, sarebbero state cedute quote di minoranza senza diritti di controllo, riservate a investitori selezionati con un orizzonte di lungo periodo.
La cifra chiave era la valutazione: venti miliardi di dollari di equity implicita, stima elaborata da J.P. Morgan, che affiancava la FIFA nell'operazione. L'obiettivo dichiarato era raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari entro la fine dell'anno, destinati almeno formalmente al finanziamento dei programmi di sviluppo. Time ha riportato che l'entità avrebbe unificato la raccolta commerciale con la macchina organizzativa dei tornei, una integrazione verticale che nel calcio internazionale non aveva precedenti di questa scala.
Sul fronte degli investitori, il nome che ha attirato immediatamente l'attenzione è stato Thrive Eternal, il veicolo lanciato da Joshua Kushner. Si tratta del fratello di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump e attualmente inviato della Casa Bianca. La presenza di quel cognome nella lista dei potenziali acquirenti ha trasformato una questione di finanza sportiva in una questione politica nel giro di poche ore.
Time ha riportato le accuse mosse da alcuni membri democratici della commissione giustizia della Camera statunitense, che hanno inquadrato l'operazione come un nuovo capitolo dei rapporti fra Infantino e l'amministrazione Trump, richiamando anche la controversia sui prezzi dinamici applicati ai biglietti del Mondiale 2026.
La contropartita offerta alle federazioni
La FIFA non ha presentato il piano partendo dalla vendita delle quote, ma dalla cifra che ogni federazione avrebbe incassato. Il meccanismo si chiamava FIFA Fast-Forward Program e prevedeva un aumento sostanziale dei fondi di sviluppo destinati alle 211 associazioni membri e quindi al posto degli otto milioni di dollari già promessi per il ciclo commerciale 2027-2030, venti milioni, poi ventidue e ventiquattro milioni nei due cicli successivi, fino al 2038. Le cifre sono state ricostruite da Yahoo Sports sulla base del comunicato ufficiale.
Il contesto finanziario aiuta a capire la logica dell'operazione. Il Mondiale 2026 negli Stati Uniti, in Canada e in Messico ha generato per la FIFA un incasso record di circa dodici miliardi di dollari, sostenuto da prezzi di biglietti e pacchetti hospitality senza precedenti. Come ha osservato l'AP, era già evidente che quel livello di ricavi sarebbe stato difficile da replicare con l'edizione 2030 co-ospitata da Spagna, Portogallo e Marocco.
Monetizzare in anticipo, cedendo una quota del futuro flusso di cassa, rispondeva a quel problema. La struttura era stata illustrata ai membri riuniti a Manhattan il 18 luglio, alla vigilia della finale, in un incontro in cui Infantino aveva parlato della necessità di liberare il potenziale commerciale della federazione.
Il fronte europeo si compatta in ventiquattro ore
La replica della UEFA è arrivata lo stesso giorno dell'annuncio. La confederazione europea ha contestato la premessa stessa dell'operazione, sostenendo che il Mondiale non è un bene di cui la FIFA possa disporre e che nessuno degli organismi calcistici può considerarsi proprietario del gioco.
In una nota ripresa dalla CNN, la UEFA ha aggiunto un rilievo di merito sulla trasparenza, osservando che l'anima e la governance del calcio non sono asset negoziabili, tanto meno in assenza di chiarezza su chi avrebbe tratto vantaggio economico dall'operazione.
Giovedì 30 luglio la vicenda ha cambiato scala. I cinquantacinque membri della UEFA, convocati in una riunione online d'emergenza, hanno deciso di non prendere parte alle competizioni FIFA fintanto che la proposta fosse rimasta sul tavolo. NBC News ha riportato la formula usata dalla confederazione, secondo cui alcune cose sono semplicemente troppo importanti per essere vendute e il Mondiale appartiene al calcio.
Una decisione di questo tipo, come ha notato ESPN, avrebbe tenuto fuori dal torneo maschile e da quello femminile nazioni come Germania, Francia, Inghilterra e la Spagna campione del mondo in carica.
Nella stessa giornata si sono espresse contro anche la Concacaf, che riunisce quarantuno federazioni di Nord e Centro America e Caraibi, e la Confederazione asiatica AFC. Il conteggio, ricostruito da Outlook India, spiega perché a quel punto il piano fosse tecnicamente morto: le tre confederazioni contrarie rappresentano 136 delle 211 federazioni affiliate, mentre l'approvazione richiedeva 106 voti favorevoli. Nessuna aritmetica congressuale avrebbe potuto salvare la proposta.
Il calendario rendeva la minaccia di boicottaggio tutt'altro che astratta. Il torneo FIFA immediatamente successivo era il Mondiale Under 20 femminile, in programma in Polonia dal 5 settembre, quindi in territorio europeo. E il 23 novembre era attesa l'assegnazione del Mondiale femminile 2035, per il quale, come ricordato da NBC News, le quattro federazioni britanniche costituiscono al momento l'unica candidatura presentata.
La rottura interna
Il colpo decisivo non è arrivato dalle confederazioni, ma dagli uffici di Zurigo. Venerdì 31 luglio Carlos Cordeiro, ex banchiere di Goldman Sachs e consigliere di Infantino per la strategia globale e la governance, si è dimesso con effetto immediato. ESPN ha riportato la sua dichiarazione, in cui affermava di non poter restare in silenzio mentre la FIFA valutava la cessione di una quota del Mondiale, e invitava altri dirigenti a prendere posizione pubblicamente. Outlook India ha riportato il resto del suo giudizio: un cattivo affare per il calcio, capace di ipotecarne il futuro. Cordeiro ha precisato di essersi opposto senza riserve al piano e di non avere avuto alcun ruolo nella sua elaborazione.
Poche ore più tardi è intervenuto il direttore operativo della FIFA, Kevin Lamour, collega di lunga data di Infantino sia in FIFA sia alla UEFA. In una dichiarazione all'Associated Press ripresa da ESPN, Lamour ha sostenuto che il personale della federazione era stato ingannato dalla mancanza di trasparenza con cui l'operazione era stata preparata nei mesi precedenti, ha definito il progetto opera di una sola persona e ha aggiunto che era arrivato il momento, per i vertici politici del calcio, di porsi le domande giuste e prendere le decisioni conseguenti.
Nella mattinata di venerdì la FIFA aveva provato a tenere la posizione con una nota in cui negava che qualcuno stesse vendendo il calcio, annunciando la prosecuzione del processo di consultazione, ma il passo indietro era già leggibile fra le righe.
Il ritiro e le sue parole
La comunicazione definitiva è arrivata nelle prime ore di sabato. Sky Sports ha riportato la nota di Infantino, secondo cui il progetto era stato concepito per rafforzare le federazioni membri e il calcio mondiale, in particolare nei paesi dove il sostegno economico serve di più, e sempre a condizione che una maggioranza delle associazioni lo avesse sostenuto.
Il presidente ha poi riconosciuto che, ascoltate tutte le posizioni emerse, era diventato evidente come l'iniziativa avesse prodotto divisioni tali da renderla incompatibile con l'obiettivo iniziale, a prescindere dal livello di sostegno raccolto. La formula usata nel comunicato è stata secca: la proposta non procederà.
Le federazioni avrebbero avuto tempo fino al 19 settembre per esprimersi. Quel termine è stato reso irrilevante dalla velocità con cui il fronte contrario si è saldato. NPR ha descritto la retromarcia come una sconfitta clamorosa per un presidente che aveva difeso personalmente il progetto dal primo giorno, e ha sottolineato la particolarità di una opposizione arrivata contemporaneamente dall'esterno e dai ranghi interni dell'organizzazione.
Il conto politico resta aperto
Il ritiro del piano non ha riportato la situazione al punto di partenza. Poche ore dopo l'annuncio, la UEFA ha accolto con favore la decisione ma ha aggiunto che Infantino ha perso la fiducia del mondo del calcio per il modo in cui ha agito. ESPN ha riportato la posizione europea, che riguarda la credibilità della leadership più che il merito del singolo progetto. Sul piano istituzionale si è mosso anche il premier britannico Andy Burnham, entrato a Downing Street poche settimane prima dopo le dimissioni di Keir Starmer, che ha chiesto alla FIFA una revisione urgente dei propri meccanismi di governance.
Il calendario politico aggiunge un ulteriore livello di lettura. Le elezioni presidenziali della FIFA sono fissate per il 2027 e, come osservato da Outlook India, la gestione di questo dossier pesa sulla candidatura di Infantino a un nuovo mandato. Un presidente che si presenta al congresso con una dichiarazione di sfiducia esplicita da parte della confederazione economicamente più influente del calcio mondiale parte da una posizione diversa da quella di chi lo ha precedentemente sostenuto senza discussione.
Una lezione sulla governance delle organizzazioni federate
Al di là dell'esito, la vicenda funziona come caso di studio su un tipo di errore ricorrente nella gestione delle organizzazioni a struttura federata. La FIFA resta formalmente una associazione senza scopo di lucro di diritto svizzero, composta da 211 federazioni nazionali che detengono collettivamente il potere di approvare o respingere qualsiasi operazione sui suoi asset commerciali.
La velocità del crollo dice qualcosa di preciso sul rapporto fra consenso preventivo e capacità di esecuzione. Il piano aveva una struttura finanziaria coerente, una banca d'affari di primo livello a validarne la valutazione e una contropartita economica quantificata per ciascuno dei soggetti chiamati a votare.
Gli è mancato l'unico elemento che in un'organizzazione di questo tipo non si può comprare a posteriori, ossia la percezione di legittimità del processo con cui era stato costruito. Le dichiarazioni di Cordeiro e Lamour hanno colpito su quel punto specifico, la mancanza di condivisione interna, più che sul contenuto dell'operazione.
I nodi che restano da sciogliere
Tre questioni rimangono senza risposta. La prima riguarda i fondi di sviluppo: l'aumento previsto dal Fast-Forward Program era presentato come conseguenza diretta della raccolta di capitale, e non è chiaro se la FIFA intenda garantire comunque quelle cifre alle federazioni attraverso altre fonti, né con quale calendario.
La seconda riguarda la ricomposizione dei rapporti con la UEFA e con la propria dirigenza interna, un lavoro che la vicenda ha reso più difficile di quanto un comunicato possa risolvere.
La terza riguarda il precedente: la pressione a monetizzare le valutazioni raggiunte dai grandi tornei internazionali non svanisce con il ritiro di questo piano, e chiunque proverà a riproporla dovrà partire dal fatto che nel luglio 2026 un tentativo strutturato in questo modo ha resistito esattamente tre giorni.
Vale la pena annotare un dettaglio quantitativo che aiuta a misurare la sproporzione. La FIFA cercava 4,2 miliardi di dollari di capitale fresco a fronte di un incasso di circa dodici miliardi già realizzato con la sola edizione 2026 del Mondiale. Il progetto proponeva quindi di cedere una partecipazione permanente nel principale asset dell'organizzazione per ottenere in anticipo una somma inferiore a metà di quanto lo stesso asset aveva prodotto in una singola stagione.
Diversi commentatori hanno individuato in questa proporzione, più che nella presenza dei Kushner fra gli investitori, l'argomento che ha convinto anche i dirigenti inizialmente neutrali a schierarsi contro.