AI Act, 2 agosto 2026: cosa cambia per i manager (e cosa slitta al 2027)

Dal 2 agosto 2026 scattano trasparenza e sanzioni del Regolamento UE 2024/1689, mentre gli obblighi sull'alto rischio slittano al 2027: la guida per i manager.

04 agosto 2026 17:43
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Il 2 agosto 2026 è la data di riferimento del Regolamento UE 2024/1689, l'AI Act, ma non nel modo in cui molte aziende se lo aspettavano fino a poche settimane fa. L'impianto originario del regolamento fissava a questa data l'applicazione piena degli obblighi sui sistemi ad alto rischio elencati nell'Allegato III: selezione del personale, valutazione delle performance, accesso al credito, servizi pubblici essenziali, giustizia e attività di law enforcement. Il pacchetto di semplificazione noto come Digital Omnibus, dopo l'accordo provvisorio tra Consiglio dell'Unione europea e Parlamento europeo raggiunto il 7 maggio 2026, ha riscritto il calendario modificando l'articolo 113 del regolamento.

Gli obblighi sui sistemi ad alto rischio autonomi dell'Allegato III slittano al 2 dicembre 2027. Quelli relativi all'intelligenza artificiale integrata in prodotti già soggetti a normative di sicurezza settoriali, come i dispositivi medici, si spostano al 2 agosto 2028. Per i manager che gestiscono processi di selezione, valutazione delle performance o erogazione del credito assistiti da sistemi automatizzati, questo significa un anno e mezzo aggiuntivo prima che scattino la valutazione di conformità obbligatoria, la gestione del rischio documentata, la sorveglianza umana strutturata e la registrazione nel database pubblico europeo. Per gli enti pubblici che utilizzano questi sistemi si aggiunge la valutazione d'impatto sui diritti fondamentali, la cosiddetta FRIA, anch'essa spostata alla nuova scadenza del 2 dicembre 2027.

Rinvio ma non per tutti

Il rinvio non riguarda l'intero regolamento. Dal 2 agosto 2026 restano pienamente applicabili gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50: chi fornisce o utilizza un sistema di intelligenza artificiale deve informare le persone quando interagiscono direttamente con un chatbot o un assistente automatizzato, quando sono esposte a strumenti di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica, e quando contenuti come deepfake o testi generati o manipolati con AI vengono diffusi per informare il pubblico su temi di interesse collettivo senza revisione editoriale.

Da questa data diventa inoltre operativo il regime sanzionatorio previsto dal regolamento, insieme alle autorità nazionali di vigilanza e all'AI Office della Commissione europea. Le sanzioni sono articolate su tre livelli: fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale annuo per le pratiche vietate dall'articolo 5, come i sistemi di social scoring o il riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro; fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato per la violazione di obblighi sostanziali quali documentazione tecnica, gestione del rischio, governance dei dati, sorveglianza umana e trasparenza, quando applicabili; fino a 7,5 milioni di euro o all'1% del fatturato per informazioni inesatte o fuorvianti fornite alle autorità. Per le piccole e medie imprese si applica la soglia più bassa tra importo fisso e percentuale.

Scadenze per i manager

Per i manager la scadenza del 2 agosto 2026 non è quindi il traguardo finale, ma un punto di passaggio intermedio. Gli obblighi di alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale, la cosiddetta AI literacy, sono già applicabili dal 2 febbraio 2025 e restano un requisito trasversale indipendente dal rinvio sull'alto rischio. Rimandare i programmi di governance, gli audit interni sui sistemi AI in uso e la formazione dei team significa arrivare impreparati al 2027, con un impianto normativo che nel frattempo produce già sanzioni concrete su trasparenza e pratiche vietate.

In questo scenario di adeguamento normativo scaglionato, la capacità dei manager di orientarsi tra scadenze regolatorie in evoluzione diventa un elemento di competitività individuale, oltre che aziendale. Il report Executive Compensation & Talent Trends 2026 di Page Executive, condotto su circa 400 dirigenti e senior leader italiani, registra un dato da leggere insieme al nuovo scenario normativo: il 95% dei manager si dichiara aperto a nuove opportunità professionali e tre dirigenti su dieci non prevedono di restare nel ruolo attuale oltre un anno. Secondo Katiuscia Cardinali, senior partner di Page Executive, la retribuzione apre la conversazione ma sono la qualità della leadership e la cultura aziendale a determinare dove i dirigenti scelgono di restare e generare valore nel tempo.

La combinazione tra mobilità elevata dei dirigenti e obblighi normativi distribuiti su orizzonti diversi, trasparenza e sanzioni operative da subito, alto rischio dal 2027, prodotti regolamentati dal 2028, pone alle aziende un problema di continuità: i manager che avviano oggi i progetti di adeguamento all'AI Act potrebbero non essere gli stessi che dovranno completarli. Strutturare la governance dell'intelligenza artificiale su processi documentati, e non su competenze individuali difficili da trasferire, diventa una scelta organizzativa prima ancora che tecnica.

Key takeaways

  • Il 2 agosto 2026 non porta la piena applicazione degli obblighi sui sistemi ad alto rischio: il Digital Omnibus li ha rinviati al 2 dicembre 2027 (Allegato III) e al 2 agosto 2028 (Allegato I, prodotti regolamentati).

  • Restano pienamente applicabili dal 2 agosto 2026 gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 e l'intero regime sanzionatorio del Regolamento UE 2024/1689.

  • Le sanzioni vanno da un minimo di 7,5 milioni di euro (1% del fatturato) per informazioni fuorvianti alle autorità fino a 35 milioni di euro (7% del fatturato) per le pratiche vietate.

  • L'AI literacy è obbligatoria dal 2 febbraio 2025, indipendentemente dal rinvio sugli obblighi per l'alto rischio.

  • Il report Page Executive 2026 registra che il 95% dei dirigenti italiani è aperto a nuove opportunità professionali, in un mercato della leadership sempre più fluido proprio mentre cresce la complessità regolatoria.

FAQ

Dal 2 agosto 2026 l'AI Act è in piena applicazione anche per i sistemi ad alto rischio?

No. Il Digital Omnibus, adottato dal Consiglio dell'Unione europea dopo l'accordo con il Parlamento europeo, ha rinviato gli obblighi sui sistemi ad alto rischio dell'Allegato III al 2 dicembre 2027, mentre quelli integrati in prodotti già regolamentati, come i dispositivi medici, slittano al 2 agosto 2028. Dal 2 agosto 2026 restano invece pienamente applicabili gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 e il regime sanzionatorio.

Quali obblighi di trasparenza entrano in vigore dal 2 agosto 2026?

L'articolo 50 del Regolamento UE 2024/1689 impone di informare le persone quando interagiscono direttamente con un sistema di intelligenza artificiale, quando sono esposte a strumenti di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica, e quando contenuti come deepfake o testi generati o manipolati con AI vengono diffusi su temi di interesse pubblico senza revisione editoriale.

Quanto rischiano le aziende che non rispettano gli obblighi già in vigore?

Le sanzioni sono articolate su tre livelli: fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale per le pratiche vietate dall'articolo 5; fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato per la violazione di obblighi sostanziali come trasparenza, documentazione tecnica e sorveglianza umana; fino a 7,5 milioni di euro o all'1% del fatturato per informazioni inesatte fornite alle autorità. Per le piccole e medie imprese si applica la soglia più bassa tra importo fisso e percentuale.

Cosa devono fare i manager in vista della scadenza del 2 dicembre 2027 sui sistemi ad alto rischio?

Occorre avviare fin da ora la mappatura dei sistemi AI utilizzati in processi come selezione del personale, valutazione delle performance o accesso al credito, impostare i processi di gestione del rischio e di sorveglianza umana, e prepararsi alla valutazione di conformità e alla registrazione nel database pubblico europeo, requisiti che restano obbligatori anche dopo il rinvio.

Cosa collega gli obblighi dell'AI Act alla mobilità dei dirigenti italiani?

Il report Page Executive 2026 evidenzia che il 95% dei manager italiani è aperto a nuove opportunità professionali e che tre dirigenti su dieci non prevedono di restare nel ruolo attuale oltre un anno. In un contesto normativo che si sviluppa su più scadenze, questo rende necessario strutturare la governance dell'AI Act su processi aziendali documentati, non su competenze individuali legate a singole persone.

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