-
L’Alberta vota per restare in Canada: le radici del voto separatista
L’Alberta vota per restare in Canada: le radici del voto separatista
Referendum in Alberta, vince chi vuole restare in Canada. Petrolio, Ottawa e dazi spiegano il voto separatista
Gli elettori dell'Alberta hanno detto no all'avvio del percorso verso l'indipendenza dal Canada. Al referendum di lunedì 19 ottobre l'opzione per restare una provincia canadese ha raccolto il 76,3% dei voti scrutinati finora, contro il 23,7% di chi chiedeva al governo provinciale di aprire l'iter per un secondo referendum, stavolta vincolante, sulla secessione. CBC News e The Canadian Press hanno proiettato la vittoria del fronte pro-Canada poco dopo le 23:30 ora locale.
Il voto riguarda una provincia di circa cinque milioni di abitanti, la più ricca di petrolio del paese, dove la diffidenza verso il governo federale di Ottawa va avanti da oltre quarant'anni. Il risultato chiude la questione per il momento. Le ragioni che hanno portato quasi un elettore su quattro a scegliere la strada separatista restano invece tutte sul tavolo, e partono dal petrolio.
Il quesito, i numeri e cosa non è ancora ufficiale
La decima domanda chiedeva se l'Alberta dovesse restare una provincia del Canada oppure se il governo dovesse avviare il procedimento previsto dalla Costituzione canadese per indire un referendum vincolante sulla separazione. Anche una vittoria della seconda opzione avrebbe lasciato l'Alberta dentro il Canada. Tutti e dieci i quesiti sono consultivi e non prevedono un quorum.
I dati sono quelli non ufficiali pubblicati da Elections Alberta, l'ente che gestisce il voto nella provincia, aggiornati alle 9:17 ora italiana (l'1:17 in Alberta) con circa il 47% dei seggi scrutinati. Le schede si contano a mano e ogni seggio parte dalla decima domanda. Sulle altre nove, che riguardano immigrazione, prova di cittadinanza per votare e abolizione del Senato federale, lo spoglio andrà avanti fino a mercoledì.
Il risultato definitivo non è ancora confermato, e nemmeno la mappa del voto nei singoli distretti. A Edmonton il fronte pro-Canada supera l'84%, mentre nel distretto rurale di Central Peace-Notley l'opzione separatista è avanti di poco più di cento voti a scrutinio incompleto. Mitch Sylvestre, a capo dell'Alberta Prosperity Project, il gruppo che ha promosso la petizione per l'indipendenza, ha detto alla CBC che aspetterà i dati completi e ha contestato il voto per corrispondenza.
Il petrolio e Ottawa, da dove nasce il separatismo
L'Alberta è entrata nella confederazione canadese nel 1905, e l'insofferenza verso i governi dell'Est, cioè Ontario e Québec, è riemersa più volte nel Novecento. La svolta arriva nell'ottobre 1980, quando il governo federale di Pierre Trudeau vara il National Energy Program. Il piano tiene il prezzo interno del petrolio sotto i livelli mondiali e sposta verso Ottawa una quota maggiore dei ricavi energetici. Il premier albertano Peter Lougheed lo contesta in tribunale e in un discorso televisivo. Il programma viene abrogato nel 1985, ma in provincia resta l'idea di una ricchezza locale gestita da fuori.
Il secondo nodo è la perequazione, il meccanismo federale che trasferisce fondi alle province con entrate fiscali sotto la media nazionale. Chi la contesta sostiene che i soldi del petrolio albertano finiscano anche al Québec, che riceve la quota più alta dei trasferimenti e si oppone ai nuovi oleodotti verso la costa. Una ricerca pubblicata dall'Institute for Research on Public Policy sull'opposizione albertana alla perequazione mostra che il malcontento verso Ottawa pesa davvero solo quando si somma alla convinzione che il Québec sia favorito.
Negli ultimi due anni si sono aggiunti altri due fattori. La quarta vittoria consecutiva dei liberali alle elezioni federali del 2025 ha aumentato la pressione dei separatisti sulla premier Danielle Smith. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, con i dazi che colpiscono il settore energetico, ha spinto parte del movimento a guardare verso Washington. Jeffrey Rath, consulente legale di Sylvestre, ha raccontato di aver incontrato più volte funzionari del Dipartimento di Stato americano, pur escludendo l'ipotesi di fare dell'Alberta uno stato degli Stati Uniti.
La strada verso il voto e cosa succede adesso
Il referendum nasce da una modifica al Citizen Initiative Act voluta dal governo Smith, che ha abbassato la soglia di firme necessaria per far scattare una consultazione. A gennaio 2026 il gruppo Stay Free Alberta ha lanciato una petizione per l'indipendenza, che doveva superare le 177.732 firme. Il 13 maggio un tribunale provinciale l'ha annullata perché il governo non aveva consultato le Prime Nazioni.
Il 21 maggio Smith ha aggiunto la decima domanda alle nove già fissate e si è schierata per restare nel Canada. Il quesito ha assorbito anche la petizione opposta, Forever Canadian, promossa dall'ex ministro Thomas Lukaszuk e arrivata a oltre 400.000 firme. Nei sondaggi dell'ultima settimana l'opzione separatista oscillava tra il 21 e il 34%, in linea con quanto uscito dalle urne.
Smith aveva promesso che, con una vittoria del fronte pro-Canada, non avrebbe indetto un altro referendum sulla separazione finché resterà premier. Dopo le prime proiezioni si è detta «molto soddisfatta» e parlerà agli albertani martedì 20 ottobre alle 18:45 locali, le 2:45 di mercoledì in Italia. Il primo ministro canadese Mark Carney ha commentato che gli albertani «hanno fatto una scelta chiara» a favore dell'unità del paese.
Domande frequenti
L'Alberta può separarsi dal Canada con un referendum provinciale?
Da sola no. In base al parere della Corte suprema canadese del 1998 e al Clarity Act approvato nel 2000, una provincia può aprire negoziati sulla secessione solo dopo una domanda chiara e una maggioranza chiara, valutate dalla Camera dei Comuni. Il voto del 19 ottobre era consultivo e non chiedeva nemmeno di separarsi.
Quante volte una provincia canadese ha votato sull'indipendenza?
Prima dell'Alberta lo aveva fatto solo il Québec, con due referendum sulla sovranità. Nel 1980 il no vinse con circa il 60% dei voti, nel 1995 con il 50,6%, cioè con poco più di 50.000 voti di scarto. Il quesito albertano era diverso, perché chiedeva solo di avviare l'iter verso un futuro voto vincolante.