Ferragni prosciolta nel caso Balocco: ecco perché è stata assolta dal giudice
Chiara Ferragni (Instagram FOTO) - www.managementcue.it
Da mesi si discute sul ruolo delle celebrità nella promozione di prodotti destinati alla beneficenza: il caso Ferragni, o “Pandoro Gate”, ne è l’esempio emblematico.
Nei mesi successivi alla diffusione dei dolci solidali a marchio Balocco e Dolci Preziosi, l’opinione pubblica ha iniziato a interrogarsi su quanto sia realmente trasparente la comunicazione legata alla beneficenza. Le campagne social delle influencer, spesso accompagnate da messaggi emozionali e call to action solidali, hanno generato un’ondata di fiducia da parte dei consumatori, soprattutto durante le festività. Tuttavia, ciò ha spinto anche a riflettere su chi abbia il compito di verificare la correttezza delle informazioni diffuse.
Il confine tra pubblicità e sensibilizzazione appare oggi più sottile che mai. L’utilizzo di termini come “progetto benefico”, “iniziativa solidale” o “sostegno” ha un impatto notevole su chi acquista, ma spesso non è chiaro in che misura i proventi vengano effettivamente destinati a cause umanitarie. Questo ambito grigio ha sollevato interrogativi che vanno oltre il singolo caso giudiziario.
Parallelamente, è aumentata la pressione verso le aziende che collaborano con testimonial digitali. L’etica aziendale e la comunicazione trasparente sono diventate centrali, specie quando i brand scelgono di associare il proprio nome a valori sociali o solidali. La questione ha messo in evidenza anche la responsabilità condivisa tra imprese, testimonial e agenzie di comunicazione.
Molti professionisti del diritto hanno ricordato che la legislazione attuale non è sempre adeguata a gestire fenomeni nati nel contesto digitale. In particolare, la linea che separa la promozione commerciale da una comunicazione ingannevole può variare a seconda della percezione degli utenti e non solo delle intenzioni di chi promuove. In questo quadro, la figura dell’influencer si trova spesso al centro di una tensione tra spontaneità e responsabilità legale.
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Una svolta giudiziaria inattesa
Nelle ultime ore, il caso che vedeva coinvolta Chiara Ferragni ha subito una svolta definitiva. L’imprenditrice digitale, accusata di truffa aggravata per la promozione dei prodotti Balocco e Dolci Preziosi legati a iniziative benefiche, è stata ufficialmente prosciolta. La decisione del giudice si è basata su una questione tecnico-giuridica, che ha escluso la sussistenza dell’aggravante della “minorata difesa”, legata alla vulnerabilità degli acquirenti online.
Questa aggravante era l’elemento centrale su cui si basava la procedibilità d’ufficio del reato: senza di essa, mancava la base legale per portare avanti il processo senza una querela da parte di chi si fosse sentito truffato. Nessuno ha sporto denuncia, e questo ha portato il giudice a disporre il non luogo a procedere.
In realtà, una querela contro l’imprenditrice era stata presentata, ma è successivamente decaduta in seguito al versamento di risarcimenti effettuati sia dalla sua azienda che direttamente da lei a titolo personale. Proprio per questo motivo, i giudici non hanno potuto procedere con l’applicazione di una pena.

Le reazioni e le implicazioni future
Chiara Ferragni ha accolto il proscioglimento con emozione, dichiarando: «È finito un incubo». Ha ringraziato i suoi legali e il suo pubblico, sottolineando quanto il sostegno ricevuto in questi due anni sia stato fondamentale. Il caso si chiude quindi senza condanne, ma lascia aperto un dibattito sulla comunicazione nel mondo digitale.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il giudice ha riconosciuto che non vi erano elementi sufficienti per configurare il reato nei termini indicati dall’accusa. Resta però evidente come questa vicenda abbia acceso i riflettori su un settore in rapida evoluzione, dove le regole fanno fatica a stare al passo con la realtà.
