Gotta e disinformazione su TikTok: cosa dice davvero la scienza

Gotta e disinformazione su TikTok: cosa dice davvero la scienza

Un’analisi sistematica dei contenuti su TikTok rivela che la maggior parte dei video sull’artrite da gotta veicola informazioni fuorvianti o parziali.

Vengono privilegiati consigli su dieta e rimedi naturali rispetto ai trattamenti farmacologici raccomandati dalle linee guida reumatologiche internazionali.

Un’indagine approfondita sui contenuti virali dedicati alla gotta

Uno studio pubblicato sulla rivista Rheumatology Advances in Practice dall’Oxford University Press ha analizzato l’accuratezza delle informazioni sulla gotta circolanti su TikTok. I risultati evidenziano una diffusione massiva di contenuti imprecisi, con una predominanza di consigli basati su dieta e integratori, e una quasi totale assenza di riferimento ai trattamenti farmacologici approvati.

La gotta è una forma comune e dolorosa di artrite infiammatoria, causata da un eccesso di urato nel sangue (iperuricemia), che porta alla formazione di cristalli di urato monosodico nei tessuti articolari. La condizione colpisce oltre 41 milioni di persone nel mondo, con circa 7 milioni di nuovi casi diagnosticati ogni anno.

Nonostante la sua diffusione, la percezione pubblica della gotta rimane distorta, spesso ridotta a una problematica legata a cattive abitudini alimentari, quando in realtà l’origine è principalmente genetica, metabolica e renale.

Il ruolo crescente dei social media nella divulgazione sanitaria

Secondo i dati più recenti, circa il 98% della popolazione dai 12 anni in su utilizza almeno una piattaforma social. TikTok, con i suoi 1,2 miliardi di utenti attivi globali, è oggi una delle principali fonti di informazione, anche in ambito medico.

In una ricerca parallela, il 70% delle donne tra i 18 e i 29 anni ha dichiarato di cercare attivamente contenuti sanitari su TikTok, mentre il 92% ha affermato di imbattersi regolarmente in video di argomento medico senza cercarli.

Questa esposizione continua e non filtrata può influenzare significativamente la percezione pubblica delle patologie croniche e delle modalità terapeutiche.

Metodo di analisi: 200 video sotto osservazione

I ricercatori hanno effettuato una ricerca con la parola chiave “gout” sulla pagina “Discover” di TikTok il 5 dicembre 2024, analizzando i primi 200 video restituiti dall’algoritmo. I risultati sono stati catalogati in base al tipo di autore, all’obiettivo del contenuto e alla qualità delle informazioni veicolate.

I profili più rappresentati sono stati:

  • Pazienti o familiari diretti (27%);
  • Professionisti sanitari (24%);
  • Membri del pubblico generalista (23%).

Per quanto riguarda l’intento comunicativo:

  • Il 38% dei video era orientato a offrire consigli sanitari;
  • Il 20% raccontava esperienze personali con la malattia;
  • Il 19% aveva finalità promozionali o commerciali.

La dieta come tema centrale: dati e implicazioni

Il 45% dei video menzionava fattori di rischio per la gotta, con un’enfasi nel 90% dei casi su scelte alimentari e stile di vita. Il 79% dei contenuti trattava modalità di gestione della malattia, ma solo marginalmente accennava ai trattamenti medici basati sull’evidenza.

Tra i consigli più diffusi figurano:

  • Riduzione del consumo di alcol, carne rossa e cibi salati;
  • Adozione di rimedi naturali;
  • Assunzione di integratori vegetali non regolamentati.

Alcuni video promuovevano capsule definite “a base di erbe pure, prive di ormoni e senza effetti collaterali”, con un linguaggio pseudoscientifico volto a legittimare l’efficacia dei prodotti.

Mancanza di riferimenti alla terapia farmacologica

Solo 7 video su 200 menzionavano farmaci specifici per la gestione della gotta, con focus prevalentemente su antidolorifici a breve termine come colchicina, ibuprofene, naprossene o corticosteroidi.

Ancora più rilevante è il dato sui trattamenti a lungo termine: appena 2 video facevano riferimento alla terapia ipouricemizzante, ovvero la riduzione strutturale dell’uricemia mediante farmaci come allopurinolo o febuxostat, considerati lo standard terapeutico dalle linee guida internazionali.

Perché la disinformazione è pericolosa

La narrazione dominante su TikTok tende a rappresentare la gotta come una conseguenza diretta di scelte sbagliate sul piano alimentare o dello stile di vita, ignorando il ruolo centrale di fattori come:

  • Predisposizione genetica;
  • Compromissione della funzione renale;
  • Obesità e sindrome metabolica.

Questa rappresentazione semplificata può generare un bias di colpevolizzazione del paziente e, più in generale, un allontanamento dalle terapie fondate sull’evidenza clinica. L’errata percezione può portare a ritardi diagnostici, scarsa aderenza terapeutica e un controllo subottimale della malattia.

Scarsa aderenza alle linee guida scientifiche

Lo studio sottolinea come, sebbene il 79% dei video trattasse la “gestione della gotta”, solo una minima parte offriva indicazioni allineate con i documenti di consenso delle principali società reumatologiche.

Il 53% dei contenuti si concentrava su cambiamenti alimentari, che da soli hanno effetti limitati sul lungo periodo, mentre le terapie ipouricemizzanti venivano quasi del tutto ignorate. La proliferazione di integratori promossi come “cura naturale” risulta particolarmente critica, data la mancanza di validazione scientifica e i possibili effetti indesiderati non dichiarati.

Il ruolo delle istituzioni sanitarie nella comunicazione digitale

Secondo l’autrice principale dello studio, Samuela ‘Ofanoa, TikTok rappresenta un’opportunità ancora in gran parte non sfruttata per migliorare la conoscenza delle patologie croniche come la gotta: “Occorre che medici, società scientifiche e istituzioni entrino attivamente su queste piattaforme, offrendo contenuti chiari, verificabili e accessibili.”

L’obiettivo non è demonizzare il mezzo, ma utilizzarlo per favorire un’educazione sanitaria più ampia e partecipativa, soprattutto tra le fasce di popolazione più giovani e digitalmente attive.

TikTok e la costruzione della percezione pubblica della malattia

Il caso della gotta riflette un fenomeno più ampio: la ridefinizione della medicina narrativa attraverso i contenuti social. Quando i pazienti diventano creatori di contenuti, le esperienze soggettive prevalgono sulle raccomandazioni cliniche. Questo ha il merito di umanizzare la malattia, ma rischia di diffondere pratiche inefficaci o dannose.

Per contrastare la disinformazione è necessario creare:

  • Contenuti evidence-based in formato video brevi, chiari e accattivanti;
  • Collaborazioni tra medici e creator digitali;
  • Presenza attiva di enti sanitari ufficiali con linguaggi adatti alle piattaforme.

Solo così TikTok potrà diventare uno strumento efficace di alfabetizzazione sanitaria, anziché un canale di amplificazione della pseudoscienza.