Brain Art e Vibre: la neurotecnologia italiana che dialoga con la mente
Dietro il marchio che sta ridefinendo il marketing esperienziale c’è una delle realtà più innovative al mondo nel campo delle interfacce cerebrali.
Conoscere chi sviluppa una tecnologia aiuta a comprenderne la portata. BrainArt è un marchio registrato di Vibre, azienda italiana che si è ritagliata un posto di rilievo nel panorama internazionale delle neurotecnologie, entrando tra le prime cinque realtà al mondo del settore secondo la classifica Top Emerging Neurotechnology Startups di Startus Insights.
Dalla ricerca scientifica alle applicazioni concrete
Il cuore del lavoro di Vibre risiede in algoritmi avanzati capaci di leggere e interpretare i segnali cerebrali, traducendoli in informazioni utili per ambiti molto diversi tra loro. Da questa attività di ricerca nascono applicazioni che spaziano dal mondo creativo a quello industriale, sempre con l’obiettivo di valorizzare ciò che la mente umana può raccontare.
Con BrainArt, l’azienda ha aperto una nuova frontiera nel marketing esperienziale, offrendo a brand e progetti culturali la possibilità di trasformare emozioni e reazioni in contenuti visivi. Ma l’attività di Vibre non si esaurisce qui. Una parte significativa del suo impegno è dedicata alla sicurezza sul lavoro, in particolare in contesti caratterizzati da rischio medio o elevato.
In questi ambiti, Vibre ha costruito collaborazioni di grande rilievo. Tra i partner figurano ospedali, scuderie di Formula 1 come AlphaTauri, aziende del comparto energetico come Edison e operatori di primo piano nei servizi come Coopservice. Realtà differenti, accomunate dalla necessità di monitorare in modo affidabile lo stato cognitivo di chi opera in condizioni complesse.
A confermare la solidità scientifica di questo percorso c’è anche la pubblicazione Neural interfaces to monitor Interventional Cardiologists’ mental workload: GAME-ON SAGA, uno studio che documenta l’utilizzo delle interfacce neurali per analizzare il carico mentale dei cardiologi interventisti durante le procedure più delicate. Un esempio concreto di come la ricerca neurotecnologica possa contribuire al benessere e alla sicurezza in settori dove la concentrazione fa la differenza.
