-
Electrolux ritira i licenziamenti unilaterali, fino a 1.250 uscite volontarie
Electrolux ritira i licenziamenti unilaterali, fino a 1.250 uscite volontarie
Electrolux rinuncia ai licenziamenti unilaterali e propone uscite incentivate per 600 impiegati e 650 operai in tre anni.
Electrolux ha ritirato i licenziamenti unilaterali dal piano di ristrutturazione per l'Italia. La multinazionale svedese degli elettrodomestici lo ha comunicato il 5 ottobre 2026 al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) presieduto dal ministro Adolfo Urso, con sindacati, Confindustria, Regioni e Comuni sede degli stabilimenti. Al posto delle uscite imposte, la nuova proposta prevede incentivi all'esodo volontario e il ricorso agli ammortizzatori sociali, gli strumenti pubblici di sostegno al reddito.
Gli esuberi però restano. Secondo la nota diffusa dalla Fiom-Cgil, l'azienda punta a uscite incentivate per un massimo di 600 impiegati e 650 operai in tre anni, 1.250 persone in tutto, a fronte dei circa 1.700 esuberi annunciati a maggio. Per lo stabilimento di Cerreto d'Esi, in provincia di Ancona, Electrolux ha proposto un percorso di reindustrializzazione. Il prossimo tavolo al ministero è fissato per il 29 ottobre.
Da 1.700 esuberi a 1.250 uscite volontarie in cinque mesi
Il piano originario era stato presentato l'11 maggio al coordinamento nazionale di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm. Prevedeva circa 1.700 esuberi, quasi il 40% dei 4.500 dipendenti italiani del gruppo, e la chiusura di Cerreto d'Esi, dove circa 170 persone producono cappe aspiranti per cucina. A metà giugno l'azienda aveva sospeso le procedure per 50 giorni. Dopo i tavoli tecnici del 3 e 4 settembre, una nota congiunta dei tre sindacati descriveva un piano ridotto a 1.450 esuberi, più 135 contratti a termine non rinnovati, con la chiusura del sito marchigiano ancora confermata.
La novità del 5 ottobre riguarda lo strumento con cui le persone escono dall'azienda. Con il licenziamento unilaterale è l'impresa a stabilire chi lascia il posto, attraverso una procedura di licenziamento collettivo. Con l'uscita incentivata il rapporto si chiude solo se il singolo lavoratore accetta, in cambio di una somma concordata. La cassa integrazione, uno di questi strumenti, copre invece una parte dello stipendio quando l'orario viene ridotto o sospeso. Le comunicazioni ufficiali sul tavolo non indicano quale strumento verrà attivato né per quanti lavoratori.
Cerreto d'Esi e le prossime tappe fino al 29 ottobre
Sul futuro di Cerreto d'Esi le parti non dicono la stessa cosa. La nota del Mimit sul tavolo apre con «nessuno stabilimento chiuso» e parla di reindustrializzazione del sito. Per la Fiom il percorso partirà «senza interrompere la produzione». Il Sole 24 Ore riporta invece che la chiusura viene confermata, accompagnata da un progetto di reindustrializzazione. Il 5 ottobre i lavoratori dello stabilimento hanno scioperato per otto ore con un presidio davanti ai cancelli, mentre una delegazione di circa 50 persone seguiva il tavolo a Roma, come ha riferito l'ANSA. Nei giorni precedenti i sindacati avevano denunciato il trasferimento della produzione di cappe in Polonia.
Dopo l'incontro Urso ha detto, in un video diffuso dal ministero, che «tutti gli stabilimenti sono salvi, nessuno sarà licenziato». Secondo quanto riportato da Affaritaliani, il ministro ha promesso strumenti «anche straordinari» nella prossima legge di bilancio, che il governo deve presentare alle Camere entro il 20 ottobre. Al tavolo Urso ha riferito che il vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné ha confermato per iscritto la disponibilità ad agire su un non paper, cioè un documento informale di proposta, promosso dall'Italia con Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia sulla crisi europea dell'elettrodomestico.
Restano da chiarire diversi punti. Al 7 ottobre 2026, ore 9.45, il testo del piano non è pubblico e i numeri disponibili arrivano dalle note di ministero e sindacati. Non sono noti l'importo degli incentivi, la ripartizione delle 1.250 uscite tra i cinque stabilimenti, l'ammortizzatore scelto e l'entità della nuova proposta di investimenti, che il ministero cita senza indicare cifre. Il ministro ha convocato un incontro tecnico per l'8 ottobre, prima del tavolo plenario del 29 che ha definito conclusivo. La riorganizzazione globale del gruppo è attesa nella prima parte di novembre. Per la Fiom un accordo deve prevedere anche nuove assunzioni al posto di chi esce e più investimenti in Italia.
Domande frequenti
Quanto vale l'incentivo per chi lascia Electrolux volontariamente?
Per il nuovo piano gli importi non sono stati resi noti e saranno oggetto della trattativa. Come riferimento, l'accordo del marzo 2024 sulle uscite volontarie prevedeva incentivi tra 3.000 e 72.000 euro a seconda della posizione lavorativa, come ha ricostruito il Post. Le cifre del 2026 potranno essere diverse.
Quali sono gli stabilimenti Electrolux in Italia?
Gli stabilimenti produttivi italiani sono cinque. A Porcia, in provincia di Pordenone, si producono lavatrici e lavasciuga, a Susegana (Treviso) frigoriferi e congelatori, a Solaro (Milano) lavastoviglie, a Forlì forni e piani cottura, a Cerreto d'Esi (Ancona) cappe da cucina. Il nuovo piano non indica ancora le uscite previste in ciascun sito.