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Elezioni midterm 2026: i Democratici prendono il Congresso
Elezioni midterm 2026: i Democratici prendono il Congresso
Democratici in maggioranza a Camera e Senato con sette seggi strappati, Talarico vince in Texas. Le reazioni di Trump e dei mercati.
I Democratici hanno conquistato la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti sia al Senato nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026. L'Associated Press ha assegnato il Senato poco prima della mezzanotte di Washington e la Camera nelle prime ore di mercoledì 4 novembre, quando la vittoria di Johnny Garcia nel 35° distretto del Texas ha portato il partito oltre la soglia dei 218 seggi, secondo la ricostruzione del Washington Examiner. Al Senato sono passati ai Democratici sette seggi repubblicani, tra cui quelli di Texas e Kansas, due stati che non eleggevano un senatore democratico da decenni.
Per chi guida un'impresa che vende, produce o investe negli Stati Uniti, il risultato ridisegna i prossimi due anni. Donald Trump resta presidente fino a gennaio 2029 e conserva il potere di veto, ma perde il controllo dell'agenda legislativa, delle commissioni e dei poteri di indagine del Congresso. I primi segnali sono arrivati dai mercati, prima ancora che dai partiti.
Punti chiave
Nelle elezioni del 3 novembre 2026 i Democratici hanno conquistato sia la Camera sia il Senato, con l'AP che ha assegnato il Senato prima della mezzanotte e la Camera all'alba del 4 novembre.
Al Senato sono passati ai Democratici sette seggi repubblicani, in Texas, Kansas, Ohio, Iowa, Maine, Carolina del Nord e Carolina del Sud.
James Talarico è il primo democratico a vincere una corsa statale in Texas dal 1994 e il primo a conquistare un seggio texano al Senato dal 1988.
Trump ha scritto che con il suo nome sulla scheda i Repubblicani avrebbero vinto a valanga e, in un secondo momento, ha detto a Fox News di accettare il risultato.
Nella notte i future sull'S&P 500 sono arrivati a perdere l'1,4% prima di ridurre il calo allo 0,4%, secondo Bloomberg.
Il programma annunciato da Hakeem Jeffries prevede voti su sussidi sanitari, tagli a Medicaid, dazi e guerra in Iran, tutti esposti al veto presidenziale.
Il punto di partenza alla vigilia del voto
Prima delle elezioni i Repubblicani avevano 53 seggi al Senato, contro 45 democratici e due indipendenti che votano con i Democratici, Bernie Sanders e Angus King. Alla Camera il conteggio riportato da Yahoo News era di 218 repubblicani e 214 democratici, con un indipendente, Kevin Kiley, e due seggi vacanti. Al Senato serviva ai Democratici un guadagno netto di quattro seggi, perché in caso di parità a 50 il voto decisivo sarebbe spettato al vicepresidente JD Vance.
La storia giocava contro il partito del presidente. Un'analisi della Brookings Institution ricorda che il partito alla Casa Bianca ha perso terreno alla Camera in 20 delle ultime 22 elezioni di metà mandato dal 1938, e che il gradimento del presidente incide in modo diretto sull'ampiezza delle perdite. Alla vigilia la media dei sondaggi del Silver Bulletin di Nate Silver dava a Trump circa il 38% di approvazione contro il 59% di disapprovazione. Un'analisi del New York Times, citata da Yahoo News, lo collocava al secondo posto tra i presidenti meno popolari alla vigilia di un midterm dal 1946, dietro soltanto a Harry Truman.
Il voto anticipato aveva offerto un primo indizio. L'Associated Press contava a cinque giorni dal voto quasi 10 milioni di voti anticipati in più rispetto allo stesso momento del 2022, con aumenti più marcati negli stati dove si giocava il Senato. In Carolina del Sud la crescita era dell'83%; in Maine, Michigan, Carolina del Nord e Kansas superava il 30%.
I sette seggi strappati al Senato
Gli stati passati dai Repubblicani ai Democratici, secondo le proiezioni di CBS News e le chiamate dell'AP raccolte da Time e Yahoo News, sono Texas, Kansas, Ohio, Iowa, Maine, Carolina del Nord e Carolina del Sud. Il primo a cadere è stato la Carolina del Nord, dove l'ex governatore Roy Cooper ha battuto Michael Whatley. Per Time, la conquista di entrambe le camere in un'elezione di metà mandato è riuscita a un partito soltanto cinque volte dal secondo dopoguerra.
Texas, la vittoria di Talarico
Il risultato più vistoso arriva da Austin. Il deputato statale James Talarico, 37 anni, ex insegnante di scuola pubblica e seminarista presbiteriano, ha sconfitto il procuratore generale Ken Paxton, alleato stretto di Trump. Secondo la chiamata dell'Associated Press riportata da NPR, la vittoria rompe un monopolio repubblicano sulle cariche statali texane che durava da trent'anni. Talarico è il primo democratico a vincere una corsa statale in Texas dal 1994 e il primo a conquistare un seggio texano al Senato dal 1988, quando fu rieletto Lloyd Bentsen.
Paxton, che nel ballottaggio delle primarie aveva eliminato il senatore uscente John Cornyn, ha riconosciuto la sconfitta intorno alle 22.20 ora locale. Con l'89,1% dei voti attesi già scrutinati, il conteggio di NBC News dava Talarico al 53,9% e Paxton al 44,2%. Sulla stessa scheda, secondo la proiezione di NBC News, la democratica Gina Hinojosa ha battuto il governatore uscente Greg Abbott. La corsa al Senato è stata una delle più costose del ciclo, con centinaia di milioni di dollari spesi dai candidati e dai gruppi esterni.
Alla vigilia CBS News aveva indicato negli elettori ispanici, oltre il 30% dell'elettorato texano avente diritto, la variabile da osservare. Nel 2024 Trump ne aveva conquistato la maggioranza, ribaltando una tendenza consolidata. I Democratici contavano sul malcontento per l'economia e per i metodi dell'agenzia federale per l'immigrazione.
Kansas, la fine di un digiuno di novantaquattro anni
In Kansas il pastore Adam Hamilton, fondatore della più grande congregazione della Chiesa metodista unita degli Stati Uniti, ha battuto il senatore uscente Roger Marshall. L'ultimo democratico eletto al Senato dal Kansas era stato George McGill nel 1932, e da allora ogni corsa era andata ai Repubblicani. Un sondaggio Emerson College Polling per Nexstar Media, riportato da Newsweek, dava Hamilton al 45% e Marshall al 43%, mentre gli analisti elettorali continuavano a considerare favorito il senatore uscente.
Ohio e Iowa
In Ohio torna al Senato Sherrod Brown, che vi aveva seduto tra il 2007 e il 2025 prima di perdere la rielezione contro Bernie Moreno. Questa volta correva in un'elezione speciale per il seggio lasciato libero da JD Vance e occupato per nomina dal repubblicano Jon Husted; chi vince resta in carica per i due anni residui del mandato. In Iowa il democratico Josh Turek ha sconfitto la repubblicana Ashley Hinson.
Maine, la sconfitta di Collins
Il Maine racconta una storia a parte. Susan Collins, al Senato dal 1997 e mai battuta nelle quattro rielezioni precedenti, ha perso contro Troy Jackson, boscaiolo di quinta generazione ed ex presidente del Senato statale. Jackson era diventato candidato soltanto il 25 luglio, scelto da una convention di partito dopo il crollo della campagna di Graham Platner. Gli sono rimasti 101 giorni per costruire una campagna contro la presidente della commissione Stanziamenti del Senato, che in un dibattito rivendicava 1,5 miliardi di dollari ottenuti per 672 progetti nello stato negli ultimi cinque anni.
Carolina del Sud, il seggio dei Graham
In Carolina del Sud il seggio di Lindsey Graham, morto l'11 luglio, era passato per nomina alla sorella Darline Graham, che aveva poi vinto il ballottaggio delle primarie repubblicane contro il deputato Ralph Norman. La sfidante democratica era la pediatra Annie Andrews. Time e MS NOW indicano il seggio tra quelli conquistati dai Democratici, in uno stato che non mandava un democratico al Senato dal 1998, anno dell'ultima rielezione di Fritz Hollings.
I seggi difesi e quelli ancora aperti
I Democratici hanno tenuto anche i seggi più esposti tra i propri. In Michigan Abdul El-Sayed ha rivendicato la vittoria contro Mike Rogers, a cui la deputata democratica Haley Stevens, sconfitta da El-Sayed nelle primarie, aveva dato il proprio appoggio due giorni prima del voto. In New Hampshire Chris Pappas ha battuto l'ex senatore John Sununu ed è il primo uomo apertamente gay eletto al Senato. Resta in sospeso l'Alaska, dove il Washington Post avverte che lo spoglio potrebbe richiedere più di due settimane.
Numeri ancora provvisori
I totali definitivi arriveranno con le certificazioni degli stati, e le fonti oggi non coincidono. Per il Senato il Washington Examiner parla di almeno 54 seggi democratici, mentre il conteggio di MS NOW nella notte si fermava a 53 con alcune corse non ancora assegnate. Alla Camera la distanza tra le stime è più ampia. NBC News proietta un risultato finale intorno ai 255 seggi democratici e ai 180 repubblicani; MS NOW stimava almeno 245 seggi per i Democratici.
Le differenze nascono da modelli diversi applicati a scrutini incompleti, e riguardano il margine; il controllo delle due camere è assegnato ai Democratici da tutte le fonti. Per chi deve inserire il dato in una presentazione o in un piano di scenario, il riferimento più solido resta il conteggio delle chiamate dell'AP, aggiornato man mano che gli stati completano lo spoglio.
Cosa ha detto Trump
Trump ha commentato il voto in più momenti della notte. Su Truth Social, mentre arrivavano i primi risultati, ha scritto di non essere sulla scheda e che con il suo nome i Repubblicani avrebbero vinto "IN A LANDSLIDE", a valanga, secondo quanto riportato da The Hill. Poco prima della mezzanotte, sempre su Truth Social, ha attribuito a Fox News la responsabilità delle sconfitte, come ha ricostruito la CNN. Più tardi, collegato al telefono proprio con Fox News, si è congratulato con i Democratici e ha detto di non considerare il risultato un giudizio sulla sua leadership.
Alla domanda se accettasse l'esito del voto, Trump ha risposto con un "Yes. Why wouldn't I?" riferito dall'emittente WTSP. La sintesi circolata in Italia nella mattinata, che riunisce in una sola frase la disponibilità ad accettare il risultato e la vittoria mancata per l'assenza del suo nome, mette insieme due interventi distinti, uno scritto e uno in diretta. Il contenuto corrisponde a ciò che il presidente ha detto. Prima del voto, in un'intervista a Tom Llamas di NBC News, Trump aveva condizionato l'accettazione dei risultati al fatto che le elezioni fossero oneste.
Sul piano operativo conta di più un altro passaggio. Parlando con CBS News, Trump ha ricordato di avere un pieno potere di veto e si è detto sicuro di trovare intese con i Democratici su diversi temi. Su Truth Social ha pubblicato l'immagine di un cappellino rosso in stile MAGA con la scritta VETO. Nell'intervista telefonica a Fox News, riportata da Breitbart, ha anche ammesso che la guerra con l'Iran può aver pesato sul risultato.
Perché è andata così
Il Washington Post riassume le ragioni nel malcontento per i prezzi alti e per la guerra in Iran. Un sondaggio Gallup pubblicato a ottobre indicava economia e sanità come temi estremamente importanti per il 50% degli elettori registrati, con la guerra con l'Iran subito dietro al 47%. Alla vigilia del voto gli Stati Uniti avevano condotto attacchi limitati contro l'isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, una rotta che, secondo Yahoo News, è rimasta in gran parte chiusa per oltre otto mesi.
La mappa della sconfitta repubblicana ha un tratto preciso. Le emittenti KVUE e WTSP osservano che diversi seggi persi, in Carolina del Nord, Ohio, Iowa, Texas, Carolina del Sud e Kansas, erano corse in cui Trump aveva scelto personalmente i candidati o aveva fatto campagna per loro. Per settimane il presidente aveva chiesto agli elettori di votare come se il suo nome fosse sulla scheda, una strategia pensata per portare alle urne la base che nei midterm tende a restare a casa. Secondo l'Election Lab dell'Università della Florida, l'affluenza alle elezioni di metà mandato del 2022 si era fermata al 46,1%, più di venti punti sotto le presidenziali del 2020.
Cosa cambia per le imprese
Un Congresso che controlla, una Casa Bianca che blocca
Il nuovo Congresso si insedierà a gennaio 2027; il XX emendamento della Costituzione fissa la data al 3 gennaio. Con entrambe le camere, i Democratici avranno le presidenze delle commissioni, il calendario dei lavori e i poteri di indagine, compresa la facoltà di convocare testimoni e chiedere documenti all'amministrazione. Al Senato decideranno anche se e quando votare le nomine presidenziali, dai giudici federali ai vertici delle agenzie che regolano energia, finanza e concorrenza.
Il potere di approvare leggi resta più stretto di quanto i numeri lascino pensare. Per chiudere il dibattito sulla maggior parte dei provvedimenti al Senato servono 60 voti, e i Repubblicani conservano la possibilità di ricorrere all'ostruzionismo anche in minoranza. Un veto presidenziale si supera soltanto con i due terzi di entrambe le camere. Per i prossimi due anni lo scenario più probabile è quindi uno stallo legislativo su molti dossier, con un forte aumento dell'attività di controllo.
L'agenda delle prime cento ore
Hakeem Jeffries, leader della minoranza alla Camera e candidato a diventarne speaker, aveva annunciato una serie di voti da tenere entro le prime 100 ore della nuova maggioranza. Secondo il New York Times, ripreso da Yahoo News, il pacchetto comprende il ripristino dei sussidi sui premi assicurativi dell'Affordable Care Act, l'annullamento di quasi mille miliardi di dollari di tagli a Medicaid, la fine dei dazi decisi da Trump con il ritorno al Congresso del potere sulla politica commerciale e una richiesta al presidente di chiudere la guerra in Iran o di farla autorizzare dal Congresso.
Per un'impresa europea il capitolo più delicato è il commercio. Un voto del Congresso contro i dazi avrebbe un peso politico evidente, ma senza una maggioranza dei due terzi resterebbe esposto al veto. Chi esporta negli Stati Uniti dovrà quindi pianificare su due binari, uno legato alle decisioni della Casa Bianca e uno legato alle pressioni del Congresso, tenendo d'occhio l'impatto dei dazi statunitensi sulle esportazioni italiane settore per settore.
La prima reazione dei mercati
I dati che seguono si riferiscono alla notte americana e andranno aggiornati dopo l'apertura di Wall Street. Secondo Bloomberg, alle 0.55 di New York i future sull'S&P 500 cedevano lo 0,4% dopo essere scesi fino all'1,4%, mentre quelli sul Nasdaq 100 perdevano lo 0,5% dopo un calo arrivato al 2,4%. CNBC registrava una discesa dei rendimenti dei titoli del Tesoro. Prima del voto JPMorgan stimava per l'S&P 500 un calo di circa lo 0,5% nella giornata successiva a una vittoria democratica in entrambe le camere.
Gli investitori sentiti da CNBC si aspettano effetti diversi da un settore all'altro. Un Congresso democratico potrebbe pesare sui titoli della difesa, per il timore di limiti alla spesa, e sostenere quelli sanitari. La preoccupazione più citata riguarda però i data center. CNBC riporta che una larga affermazione democratica rafforza l'ipotesi di restrizioni più ampie alla loro costruzione, e Bloomberg segnala il calo nelle contrattazioni dopo la chiusura di Tesla e SpaceX, le aziende di Elon Musk, uno dei principali donatori repubblicani. Per chi lavora nel settore digitale il tema si intreccia con i consumi energetici dei data center per l'intelligenza artificiale, già al centro delle campagne in diversi stati.
Sul medio periodo la storia offre un appiglio. Secondo CNBC l'S&P 500 è risultato in rialzo a un anno di distanza da tutte le elezioni di metà mandato dall'inizio degli anni Ottanta. La stessa CNBC ricorda che l'indice aveva già messo a segno guadagni a due cifre nel 2026, prima ancora del voto.
Il primo commento pubblico di Musk dopo il voto, riportato da CBS News, è stato una battuta su X, secondo cui i data center nello spazio cominciano a sembrare parecchio attraenti. Dietro la battuta c'è un dossier concreto. Tra i senatori appena eletti siede Sherrod Brown, che in campagna proponeva di obbligare i data center a pagare per intero il costo delle utenze che consumano e di porre limiti agli aumenti delle tariffe elettriche. La sua proposta entra in Senato insieme a lui, in un'aula dove questa volta la maggioranza è dalla sua parte.
Domande frequenti
Chi ha vinto le elezioni di midterm 2026 negli Stati Uniti?
Le elezioni di midterm del 3 novembre 2026 le hanno vinte i Democratici, che hanno conquistato la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti sia al Senato. L'Associated Press ha assegnato il Senato poco prima della mezzanotte di Washington e la Camera nelle prime ore del 4 novembre. Donald Trump resta presidente fino a gennaio 2029.
Quali seggi del Senato hanno conquistato i Democratici nelle midterm 2026?
Nelle midterm 2026 i Democratici hanno strappato ai Repubblicani sette seggi del Senato, in Texas, Kansas, Ohio, Iowa, Maine, Carolina del Nord e Carolina del Sud. Tra i vincitori figurano James Talarico, Adam Hamilton, Sherrod Brown, Josh Turek, Troy Jackson e Roy Cooper. Il seggio dell'Alaska è ancora in attesa di assegnazione.
Perché la vittoria di Talarico in Texas è considerata storica?
James Talarico ha battuto il procuratore generale Ken Paxton e ha interrotto un monopolio repubblicano sulle cariche statali texane che durava da trent'anni. È il primo democratico a vincere una corsa statale in Texas dal 1994 e il primo a conquistare un seggio texano al Senato dal 1988, anno della rielezione di Lloyd Bentsen.
Cosa ha detto Trump dopo la sconfitta alle elezioni di midterm?
Su Truth Social Trump ha scritto di non essere sulla scheda e che con il suo nome i Repubblicani avrebbero vinto a valanga. In seguito, al telefono con Fox News, si è congratulato con i Democratici e ha detto di accettare il risultato. A CBS News ha ricordato di avere pieno potere di veto sulle leggi del Congresso.
Cosa cambia per le imprese dopo le elezioni di midterm 2026?
Dopo le midterm 2026 i Democratici controlleranno commissioni, calendario e poteri di indagine del Congresso, ma le loro leggi restano esposte al veto di Trump e all'ostruzionismo al Senato. Per le imprese contano soprattutto i voti annunciati su dazi e sanità, le possibili restrizioni sui data center e la reazione dei mercati.
Quando si insedia il nuovo Congresso eletto alle midterm 2026?
Il Congresso eletto alle midterm 2026 si insedia a gennaio 2027, alla data del 3 gennaio fissata dal XX emendamento della Costituzione statunitense. Da quel momento i Democratici avranno la maggioranza in entrambe le camere per i due anni finali della presidenza Trump, che si chiude nel gennaio 2029.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
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Verificato il: 04 novembre 2026