Pensioni dal 2027: coefficienti più bassi e uscita a 67 anni e un mese

Dal 2027 calano i coefficienti di trasformazione per tutte le età. A 67 anni si scende al 5,514%, l’uscita slitta di un mese.

21 ottobre 2026 15:28
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Chi andrà in pensione con decorrenza dal 1° gennaio 2027 riceverà un assegno più basso di chi esce entro il 2026, a parità di contributi versati e di età. Il Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell'Economia, ha rivisto i coefficienti di trasformazione, le percentuali che convertono i contributi accumulati in pensione annua. Con il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026, pubblicato il 19 ottobre con repertorio n. 154, il coefficiente a 67 anni scende dal 5,608% al 5,514% e quello a 68 anni dal 5,808% al 5,707%.

Il calo riguarda tutte le età previste dalla tabella, da 57 a 71 anni, e vale tra l'1,2% e il 2% del coefficiente precedente, con riduzioni più ampie per chi esce più tardi. Nello stesso giorno scatta l'aumento dei requisiti legato alla speranza di vita, e la pensione di vecchiaia richiederà 67 anni e un mese con almeno 20 anni di contributi. I nuovi valori restano in vigore fino al 31 dicembre 2028 e si applicano solo alla parte di pensione calcolata con il sistema contributivo.

Da dove arrivano i nuovi valori e quanto pesano sull'assegno

Nel sistema contributivo la pensione annua lorda si ottiene moltiplicando il montante, cioè la somma dei contributi versati e rivalutati anno per anno, per il coefficiente legato all'età di uscita. Il coefficiente cresce con l'età perché a 70 anni lo Stato prevede di pagare la pensione per meno anni rispetto a 62. Quando la speranza di vita sale, lo stesso montante va distribuito su un periodo più lungo e la quota annua si riduce. Per questo i coefficienti della pensione contributiva si aggiornano ogni due anni dal 2019, sulla base dei dati demografici ed economici forniti dall'ISTAT, che per questa revisione li ha trasmessi con una nota del 27 maggio 2026.

In euro l'effetto si misura con un esempio a montante fisso. Con 300.000 euro di contributi accumulati, chi esce a 67 anni con i valori 2025-2026 riceve 16.824 euro lordi l'anno, mentre con quelli del 2027 ne riceve 16.542. La differenza è di 282 euro annui, circa 21,7 euro su ciascuna delle tredici mensilità. A 68 anni lo stesso montante passa da 17.424 a 17.121 euro, con 303 euro in meno. All'estremo opposto della tabella, a 57 anni, il coefficiente scende dal 4,204% al 4,153%.

I lanci di agenzia usciti il 21 ottobre, a partire da quello ANSA, indicano come valori di partenza il 5,575% a 67 anni e il 5,753% a 68 anni. La tabella del decreto del 20 novembre 2024, che fissa i coefficienti oggi in vigore, riporta invece 5,608% e 5,808%. I valori di arrivo coincidono con il nuovo decreto, mentre il confronto corretto con il biennio in corso mostra un calo più marcato di quello circolato.

Chi è coinvolto e cosa resta da sapere

Conta la data di decorrenza della pensione, non quella della domanda. Chi ha la prima rata entro il 1° dicembre 2026 usa i coefficienti attuali, chi decorre da gennaio 2027 in poi quelli nuovi. Le pensioni già in pagamento non vengono ricalcolate. Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 il coefficiente agisce sull'intero assegno; nel sistema misto pesa solo sulla quota contributiva, quindi la perdita sull'importo complessivo è inferiore a quella del coefficiente.

L'aumento dei requisiti, fissato dal decreto del Ministero dell'Economia del 19 dicembre 2025, arriva in due tappe. Nel 2027 la pensione anticipata richiede 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, mentre l'anticipata contributiva sale a 64 anni e un mese di età con 20 anni e un mese di contributi. Dal 2028 si aggiungono altri due mesi e la vecchiaia arriva a 67 anni e 3 mesi.

Il confronto tra le due tabelle descrive lo stesso montante convertito in due anni diversi, e non l'assegno reale di una persona che rinvia l'uscita. Chi lavora qualche mese in più accumula altri contributi e beneficia della rivalutazione annua del montante, legata alla media quinquennale del PIL nominale. Il tasso di capitalizzazione per il 2026 non è ancora stato pubblicato, e senza quel dato la differenza effettiva tra uscire a dicembre 2026 o nel 2027 non è calcolabile.

Domande frequenti

Chi smette di lavorare a dicembre 2026 subisce i nuovi coefficienti?

Dipende dalla data di decorrenza, non dal mese in cui si lascia il lavoro. I nuovi coefficienti valgono per le pensioni che decorrono dal 1° gennaio 2027. La decorrenza scatta di norma dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti, quindi chi li matura nel corso di dicembre 2026 avrà la prima rata a gennaio e rientra già nella nuova tabella.

Le pensioni già in pagamento saranno ridotte?

No. La revisione dei coefficienti riguarda solo il calcolo delle nuove pensioni e non comporta il ricalcolo degli assegni con decorrenza anteriore al 1° gennaio 2027. Le pensioni in essere continuano a seguire le regole di rivalutazione annuale all'inflazione, che sono un meccanismo diverso e indipendente dai coefficienti di trasformazione.

Il taglio riguarda anche chi ha una pensione mista?

Sì, ma solo sulla quota contributiva, cioè quella maturata con i contributi versati dal 1996 in poi per chi aveva meno di 18 anni di contributi a fine 1995, o dal 2012 per chi ne aveva di più. La quota retributiva non dipende dai coefficienti, quindi l'effetto sull'assegno complessivo è proporzionalmente minore.

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